Alla fine dell' estate del 1929 l'economia dell'Italia, e conseguentemente quella della nostra città, non era delle più rosee. I contadini, che dalla terra ricavavano con gran fatica il loro sostentamento, dovevano anche sopportare una notevole quantità di tasse e dazi da pagare per il trasporto all'interno delle mura di uva, patate, grano, legumi e quant'altro. Inoltre la particolare conformazione di Sulmona rendeva ancora più gravosa la situazione: infatti il sistema murario medioevale si manteneva ben conservato e rendeva facile il controllo da parte dei daziari di chi entrava o usciva, visti i passaggi obbligati attraverso le numerose porte cittadine.
La situazione arrivò così ad un punto di rottura e i contadini della zona di Sulmona decisero di riunirsi in una commissione contadina, la quale venne accolta dal commissario prefettizio , che si mostrò disponibile, al di là di ogni attesa, ad un alleggerimento delle tasse. Ma alle parole non seguirono i fatti; anzi una sera le donne, rientrando dentro le mura, ricevettero una nuova richiesta di pagamento: questa volta si trattava del trasporto delle cannizze, piccoli fasci di legna usati per fare il fuoco in casa.
Ben presto il malumore si sparse e, una mattina di buon'ora, un gruppo di contadini armati di zappe, forconi e bastoni si avviarono, decisi a risolvere la situazione, verso Porta Pacentrana. Qui si trovava una delle garitte di legno che ospitavano i daziari. La folla inferocita, decisa a farsi giustizia da sola, prese la garitta scaraventandola lungo la discesa, in fondo al fiume Vella.
La protesta non finì qui perché, in rapida sequenza, la folla distrusse le garitte di Porta Japasseri e quella di San Panfilo, che controllava l'accesso da via della stazione. Il corteo, ormai inarrestabile, si ingrossò e in mezza giornata tutti gli altri posti daziari sparsi lungo le mura vennero distrutti.
Ultima missione della folla divenne il commissario prefettizio, fortunatamente protetto dalle esigue forze dell'ordine. Preso in mezzo, venne portato a forza in stazione e rispedito immediatamente all'Aquila. Alle undici il corteo si sciolse e la rivolta finì. Anche le garitte daziarie e le tasse da pagare sparirono ma il regime mal tollerò una simile rivolta, che ebbe grande risonanza a livello politico. A causa della ribellione la città, ormai presa di mira, non venne più appoggiata per la nomina a nuova provincia. Per motivi diversi ancora oggi a Sulmona e in Abruzzo esiste una "questione provincia" mai risolta, che vede la nostra città penalizzata.
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Andrea Forgione
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: Data di creazione
Sulmona, 15-05-2000
: Ultimo aggiornamento
Sulmona, 29-04-2006