Gli antichi scrittori, tra i quali Ovidio e Silio Italico, concordano sulla remota orgine di Sulmona, ricollegabile alla distruzione di Troia. Il nome della nostra città, infatti, deriverebbe da Solimo, uno dei compagni di Enea.
Le prime notizie storiche, però, ci giungono da Tito Livio che cita l'oppidum italico e narra come la città, nonstante le battaglie perse del Trasimeno e di Canne, rimase fedele a Roma chiudendo le proprie porte ad Annibale.
Sulle alture del Monte Mitra si hanno testimonianze archeologiche dell'oppidum, uno degli insediamenti fortificati più grandi dell'Italia Centrale. Si tratta di una zona, posta più in alto della sede attuale della città, che assunse la sua posizione tra i due fiumi Gizio e Vella solo nel periodo romano. La valle Peligna, sede della vera e propria urbs deriva il suo nome dal greco "peline"= fangoso, limaccioso. Infatti, in età preistorica, la conca di Sulmona era occupata da un vastissimo lago; in seguito a disastrosi terremoti la barriera di roccia che ostruiva il passaggio verso il mare dell'acqua crollò: in compenso il terreno rimase fangoso e fertile.
Durante l'epoca romana, Sulmona fu la sede di uno dei tre municipi peligni assieme a Corfinium e Superaequum. Nell' 81 a.C. si ha il secondo avvenimento narrato dagli storici, ossia la distruzione della città da parte di Silla, a seguito della ribellione per ottenere l'integrale applicazione della "Lex Cornelia de Suffragiis". Dopo 32 anni, però si ebbe la rinascita, con la costituzione di una guarnigione pompeiana, che dovette arrendersi, per l'ennesima rivolta dei sulmonesi, a Marcantonio, inviato da Cesare.
Ma la data storica per Sulmona è il 43 a.C., anno di nascita dell'illustre poeta latino
Publio Ovidio Nasone, il cantore dell'amore e delle Metamorfosi, poi esiliato a Tomi, in Romania dall'imperatore Augusto. Dalle iniziali del celebre emistichio
"Sulmo Mihi Patria Est" la città ha preso le iniziali del suo stemma "S.M.P.E.".
Le tracce della Sulmona romana sono riemerse dagli scavi nel
Tempio di Ercole Curino, posto ai piedi del monte Morrone in cui, secondo un'antica leggenda, vi sarebbero i resti della villa di Ovidio. Le ricerche hanno portato alla luce una copia in bronzo rappresentante l' "Ercole in riposo", oggi custodito nel Museo Archeologico di Chieti. Si tratta di un bronzetto, dono di un mercante, databile intorno al III secolo a.C., rappresentante l'eroe appoggiato col braccio sinistro sulla clava da cui pende una pelle di leone: viene considerato uno dei capolavori della piccola plastica antica. Oltre all'Ercole, sono stati ritrovati materiali architettonici e immagini votive. Infine su una colonna sono stati individuati due eleganti versi firmati "OVIDIUS" che si suppone siano stati vergati sul marmo dal nostro poeta.
Madre degli amor teneri, cerca un nuovo poeta,
sfioran queste elegie ormai l'ultima meta,
l'elegie che composi, io dei Peligni nato
(nè mi sconvenne, penso, il verso innamorato),
io per antico rango, se ciò può mai valere,
non per recente turbine di guerre cavaliere.
Ebbe in Virgilio Mantova, ebbe in Catullo il Cigno
Verona; io sarò detto gloria del popolo peligno,
che il libertario orgoglio spinse ad armi onorate,
quandò paventò Roma le schiere federate.
E l'ospite, guardando le mura dell'acquosa Sulmona,
che i campi chiudono ben poca cosa,
dirà un giorno: vi chiamo grandi pur se modeste,
voi che un tale cantore dare al mondo poteste.
: Realizzato da
Andrea Forgione
Antonio Forgione
: © 2000-2006
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: Data di creazione
Sulmona, 15-05-2000
: Ultimo aggiornamento
Sulmona, 29-04-2006